Studio di Psicoterapia del Benessere della Persona e della Relazione

Di chi è la responsabilità?

Il modo in cui attribuiamo la responsabilità di quel che ci accade esercita sul nostro stato psicologico un’influenza rilevante. Quando ci sentiamo feriti dalle azioni di un altro, tendiamo facilmente a prendere due strade: la svalutazione di sé (“Non merito amore”, “Non valgo nulla”, “Sono un fallito”, “E’ tutta colpa mia”…) o la svalutazione dell’altro (“E’ un idiota”, “Non sa stare al mondo”, “E’ tutta colpa sua”…).

L’elaborazione di una ferita emotiva è simile al cammino lungo un crinale dal quale spesso scivoliamo finendo in un versante (annichilimento di sé, depressione) o nell’altro (demolizione dell’idea che avevamo della relazione e di quella persona). Stiamo cercando una ragione per quanto accaduto e non smetteremo finché i conti non tornano: un Senso deve essere trovato e le responsabilità assegnate perché abbiamo bisogno di sentirci capaci di controllo.

A seconda che funzioniamo secondo un locus of control* più interno o più esterno, tenderemo ad attribuire i nostri successi e i nostri fallimenti soprattutto a noi stessi (bravura, potere, intelligenza, volontà…) o soprattutto a fattori esterni a noi: l’altro, l’ambiente, le circostanze, il caso, la sorte. E’ utile osservare come funzioniamo perché molta parte della nostra sofferenza emotiva dipende da come leggiamo gli eventi più che dagli eventi in sé.

Silvia Riccamboni CavezIl locus of control esprime più una tendenza che una posizione assoluta: tendiamo cioè ad attribuire la responsabilità della maggior parte degli eventi a noi stessi o ad altro. E’ intuibile come un locus of control troppo e sempre orientato all’interno alimenti vissuti di onnipotenza (“Solo io posso risolvere questa cosa”, “Dipende tutto da me”) o di fallimento (“Ho sbagliato tutto”) e di colpa (“E’ tutta colpa mia”) sproporzionati e invalidanti. Allo stesso modo è intuibile come un l.o.c troppo e sempre orientato all’esterno si manifesti con una sistematica attribuzione di responsabilità all’altro (“Io non ho fatto niente”), ma anche con pesanti vissuti di impotenza (“Non c’è nulla che io possa fare”). Un buon adattamento, una buona capacità di affrontare le difficoltà è possibile con un l.o.c “elastico”, ovvero con una disponibilità a sentirsi responsabili che contempli però anche il peso di fattori esterni non controllabili.

I due fronti per altro, interno ed esterno, sono sempre in interazione tra loro. Una situazione che abitualmente siamo in grado di gestire, in una precisa circostanza potreebbe sopraffarci se non siamo “al meglio” di noi. Altrettanto, un problema ricorrente per il quale non ci sentiamo attrezzati potrebbe ridimensionarsi lavorando sulla percezione che abbiamo di noi stessi.

Silvia Riccamboni psicoterapia CavezA seconda quindi di come una persona tende a leggere quel che le accade, le sarà più d’aiuto imparare a dare maggior peso alla parte svolta dall’esterno solitamente sottovalutata (le azioni dell’altro, eventi non dipendenti dalla sua volontà, circostanze fortuite non controllabili) o invece a dare maggior peso al proprio modo di porsi e percepirsi, per sentirsi meno impotente e più respons-abile (ovvero capace di risposta) o per vedere in che modo ha contribuito a quel che è accaduto.

Torniamo allora alle sofferenze che nascono nelle relazioni. La risoluzione del dolore passa anche attraverso la comprensione che “Io non sono sbagliato” (semmai: “Ho sbagliato qualcosa”) né lo è l’altro (“Ha sbagliato con me”). Non ho bisogno di autodistruggermi nè di distruggere l’altro per stare bene.

Il segno che l’elaborazione è conclusa è che non ho più bisogno né di svalutare me stesso né di svalutare l’altro. Potremmo chiamare questo: “perdono”.

* Locus of control – Termine con cui in psicologia si intende il “luogo” da cui riteniamo di avere il controllo sugli eventi, che può essere più interno o più esterno. Dagli studi di Rotter negli anni ’60.

Silvia Riccamboni

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