Niente paura: è “solo” paura. La mente ai tempi del Coronavirus.

Un titolo che lungi dal voler banalizzare quanto stiamo vivendo nelle ultime settimane in seguito alla diffusione del Coronavirus, mira al punto cruciale attorno al quale tutto sta girando.

La paura.

E’ troppa? Troppo poca? E’ motivata? Irrazionale?

Il lavoro delle fonti medico-sanitarie, che quotidianamente ci indicano i comportamenti da adottare e quelli da evitare, ci permette di non avvitarci in questioni interminabili e di fare la sola cosa utile: attenerci a precise indicazioni agevolando il processo di guarigione collettiva che, in questo caso più che mai, dipende in misura sostanziale da noi.

Silvia Riccamboni federica bordoni coronavirus isolamento paura
Illustrazione di Federica Bordoni

Perchè allora qualcuno reagisce svaligiando i supermercati e chiudendosi in casa e qualcun altro affollando i bar e gli eventi mondani?

L’iper-azione e la negazione sono due modi di difendersi dalla paura. Attenzione: non dal pericolo, dalla paura. Quante volte ci sarà capitato nella vita, in seguito ad un evento che ci ha destabilizzati, di diventare improvvisamente frenetici o al contrario di comportarci come se non fosse nemmeno avvenuto?

Quando qualcosa minaccia la nostra zona di confort – arredata di abitudini, legami significativi, punti di riferimento sia concreti che immaginari, sicurezze reali e percepite – attiviamo in automatico delle reazioni fisiologiche e comportamentali per affrontare il pericolo. In questo caso specifico, a minacciarci è qualcosa di non tangibile, invisibile e così democratico da bypassare qualunque differenza di genere, colore, provenienza, stato sociale e parte politica.

La paura è comprensibile, umana (non solo) e funzionale a proteggerci ma dobbiamo sapere che è un animale affamato di cattive notizie, che inanella tra loro informazioni non necessariamente collegate “ma nel nubbio che lo siano, meglio saperlo”; che chiama altra paura e in un attimo non stiamo più reagendo al pericolo ma alla paura stessa.

Allora osserviamola, ascoltiamoci. Invece di fuggire nell’iperattività caotica o nella negazione, proviamo semplicemente a trattare la paura per quello che è: un’emozione che ha diritto di esistenza dentro di noi, che se riconosciuta e accolta è un’alleata preziosa, se agita o alienata diventa un nemico.

Essere consapevoli di ciò che questa situazione sta muovendo dentro di noi ci restituisce respons-abilità: capacità di risposta. Il tempo frenetico dell’impulsività può così rallentare, il tempo alienato della negazione può reincarnarsi nel sentire: torniamo ad essere presenti, interi, efficaci.

Niente paura: è “solo” paura.

silvia riccamboni psicoterapia federica bordoni
Illustrazione di Federica Bordoni

Allora possiamo fare le azioni giuste, per noi e per gli altri. Perchè questo passaggio rende possibile il successivo: “Come ho paura io, hanno paura anche gli altri”. Alziamo lo sguardo e scopriamo che non siamo i soli in difficoltà, e se non siamo soli possiamo aiutarci invece che calpestarci al supermercato per accapparrarci tutte le scorte. Possiamo trasformare la paura che isola e rende diffidenti nella paura che unisce e rende solidali.

Ma ci serve un altro passaggio. Abbiamo bisogno di coinvolgere i piani alti del mentale, quelli che presiedono alll’interpretazione che diamo agli eventi.

Perchè dirci “Non mi muovo perché mi costringono a stare a casa” riverbera nel nostro sistema nervoso in modo molto diverso dal dirci “Scelgo di non muovermi per responsabilità verso gli altri”. Il senso di impotenza e costrizione hanno un correlato fisiologico, l’amorevolezza e la coerenza con la propria etica personale un altro: ormoni dello stress da una parte, ormoni del piacere dall’altra. Iperattivazione dell’amigdala, uno degli organi più reattivi alla paura e alla rabbia, o rilassamento cerebrale.

Il dono che questo delicato momento ci mette tra le mani in termini di maturazione come individui e come comunità, ce lo porteremo ben oltre la fine dell’emergenza.

Silvia Riccamboni coronavirus federica bordoni psicoterapia
Illustrazione di Federica Bordoni

Silvia Riccamboni

Condividi