Studio di Psicoterapia del Benessere della Persona e della Relazione

Paura del passato o del futuro?

Se sei depresso stai vivendo nel passato.
Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.
Sei sei in pace, stai vivendo nel presente.
Lao Tzu

Nella paura vi è qualcosa di conosciuto e qualcosa di nuovo. Passato e futuro vi si incontrano spesso confondendoci o paralizzandoci.

Siamo in difficoltà nell’affrontare quel che ancora non conosciamo (futuro) quando abbiamo fatto esperienza (passato) del mancato sostegno nell’incontrare novità e problemi. Quel sostegno che oggi proviamo a darci da soli quando, alle prese con una situazione complessa, dolorosa o rischiosa, diciamo a noi stessi: “Forza, posso farcela”, “Tieni duro”, “Ci provo, faccio del mio meglio e se non va non cascherà mica il mondo!”.

Cascherà il mondo, se mostriamo di avere paura, se proviamo a tirarci indietro, se sbagliamo? Quale mondo potrebbe cadere, quale terreno venire meno sotto i nostri piedi?

Le parole che diciamo a noi stessi per affrontare la paura sono quelle che abbiamo ricevuto o invece non sentito nella nostra storia personale. Quando da bambini ogni cosa era nuova da esplorare e comprendere e la misura della sua affrontabilità-importanza-pericolosità-legittimità era rintracciabile nello sguardo e nelle parole dei nostri genitori. Quello sguardo e quelle parole facevano la differenza tra il sentire che potevamo provarci, che avere timore era permesso tanto quanto essere curiosi, che comunque fosse andata il mondo non sarebbe cascato – ovvero: loro ci amavano e nulla sarebbe cambiato. O invece che le novità erano un problema, che la paura non era accolta e se non ci fossimo mostrati coraggiosi il terreno avrebbe vacillato, che dovevamo fare da soli, o al contrario che da soli non ce l’avremmo mai fatta.

Silvia Riccamboni psicoterapiaQuesto passato è divenuto lo sfondo che oggi ci sostiene, o meno, davanti ad una difficoltà/novità. Per molti, dire a se stessi “Faccio del mio meglio e se sbaglio semplicemente ritenterò” è un’enorme conquista. Per altri lo è riuscire a dire a qualcuno “Ho paura” se nella loro esperienza esprimere timore ha comportato essere umiliati in quanto “piccoli”. Per altri ancora la conquista è sentirla la paura, perché per adattarsi al proprio contesto relazionale hanno dovuto anestetizzarla, spesso insieme alla rabbia e alla tristezza, e si lanciano nelle novità o nei problemi senza sistema di autoregolazione.

In psicoterapia, questo funzionamento viene ripristinato da una buona esperienza di sostegno che sovrascrive nuove informazioni sugli apprendimenti passati. In psicoterapia puoi avere paura e puoi essere curioso, incerto, coraggioso; puoi agire e puoi aspettare, chiedere, sentire quando ce la fai da solo e quando no. La scelta stessa di rivolgersi ad un terapeuta implica la capacità di riconoscere uno stato di bisogno e legittimarsi nel chiedere aiuto.

Silvia Riccamboni psicoterapiaLo psicoterapeuta non si aspetta che tu agisca in un modo o in un altro: il mondo non può cascare. La novità, la difficoltà diviene qualcosa cui potersi accostare sentendo tutto ciò che muove dentro: paura e forza, esitazione e creatività, bisogno di aiuto e autonomia. Da questo spazio di interezza-unità, ove nessuna parte di te viene esclusa, le situazioni diventano più affrontabili: prima sembravano enormi e tu piccolo, dopo le proporzioni cambiano.

Dott.ssa Silvia Riccamboni

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Illustrazioni di Kitty Crowther

 

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